“La resistenza dei nostri nonni, un patrimonio da riaccendere nelle nuove generazioni”

Aldo Cazzullo, giornalista di punta del Corriere della Sera, a Palazzo Graziani per il ciclo di incontri “La Grande Guerra” organizzato dalla Fondazione Cariperugia Arte.

PERUGIA – “Abbiamo fatto la guerra senza amarla, ma anche senza fare troppe storie”. Prendiamo una frase-simbolo della testimonianza di Carlo Orelli. Catapultiamola nel presente per risvegliare questa forza morale nei giovani italiani.

Perugino di nascita e combattente fin dall’inizio della guerra, il 24 maggio 2015, Orelli fu l’ultimo fante superstite della Prima guerra mondiale, vissuto fino all’età di 110 anni. La sua toccante storia è una delle tante raccolte da Aldo Cazzullo, scrittore ed editorialista del Corriere della Sera, nei suoi due ultimi libri “La Guerra dei nostri nonni”, che ha superato le 200mila copie vendute, e “Possa il mio sangue servire”, un volume che a sole 3 settimane dalla pubblicazione è già stato venduto in 100mila copie.

Cazzullo è intervenuto ieri a Perugia, a Palazzo Baldeschi, sul tema “Dalla Grande Guerra alla Resistenza. Storie italiane di dolore e speranze” in occasione del nono incontro del ciclo voluto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e organizzato dalla Fondazione Cariperugia Arte a margine della mostra “La Prima guerra mondiale e l’Umbria” allestita a Palazzo Baldeschi fino al prossimo 2 giugno.

Ad aprire i lavori il presidente della Fondazione Cariperugia Arte, Giuseppe Depretis, che ha sottolineato l’impegno della struttura nel promuovere iniziative che vanno a rafforzare il valore culturale delle mostre allestite, percorsi mirati di approfondimento che stanno facendo registrare una grande partecipazione di pubblico anche grazie anche alla presenza di personaggi di spicco del mondo della cultura come Aldo Cazzullo.

Il giornalista, sollecitato dalle domande di Alessandro Campi dell’Università di Perugia, ha offerto una lettura della guerra a partire dal conflitto del ‘15-18 e fino al periodo della Resistenza con l’occhio critico ed analitico di chi la storia ben la conosce: Ma la sua attenzione è andata ben oltre, si è concentrata sulle emozioni di uomini e donne comuni, la cui vita è stata travolta dalla guerra, che hanno trovato ampio spazio nelle pagine di entrambi i libri.

Testimonianze di come la memoria nazionale “è viva quando incrocia la storia delle nostre famiglie” e che “c’è una resistenza che il popolo italiano porta ancora dentro di sé” ma che “non siamo riusciti a trasmettere alle nuove generazioni”.

“Colpa di tutti noi, un po’ anche degli insegnanti”. Scuola e insegnamento: in piena Riforma un giornalista come Cazzullo non poteva sorvolare sul tema.

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E intanto, quale cosa migliore del racconto di un nonno, o di un uomo che potrebbe essere nostro nonno, per riaccendere l’attenzione dei giovani sul senso di parole come lotta e forza morale che hanno animato i nostri nonni fino a difendere la propria terra anche a costo della morte? E per non dare per scontata quella libertà che è stata conquistata con sangue e fatica “da persone che amavano l’Italia e che non si riconoscerebbero in quella che è diventata”.

Cazzullo guarda al presente riannodando le fila di un passato che per i giovani è sinonimo di una identità che “non può andare persa con il passare delle generazioni”, di una storia troppo spesso trasmessa con versioni parziali, se non false, come nel caso della Resistenza “che non fu una cosa di sinistra, fazzoletto rosso e Bella ciao, che pure è una canzone che mi piace, ma il patrimonio di una intera nazione” che si ritrova nei ritratti di giovani, di donne, di ufficiali dei Carabinieri, di suore, di anziani, di parroci, di partigiani comunisti e cattolici, di contadini e intellettuali descritti nel suo libro.

Una resistenza che riemerge con forza nelle commuoventi lettere a cui, durante l’incontro di ieri, ha dato voce l’attore Claudio Carini. Un piccolo estratto: “Andiamo incontro a giorni sempre più neri per la nostra Patria, tuttavia non bisogna disperare ma affrontare il destino che ci venne assegnato. Non è più il caso di pensare a questo o a quell’altro, tutti ormai siamo presi nelle spire di questa tragica vicenda ognuno dobbiamo vedere di compiere il nostro dovere”. Firmato: Bruno.

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