Da Giotto a Morandi, tesori d’arte di Fondazioni e Banche italiane (Ita-Eng)

 DA GIOTTO A MORANDI. TESORI D’ARTE DI FONDAZIONI E BANCHE ITALIANE

– #daGiottoaMorandi

PROROGATA AL 5 NOVEMBRE 2017

PERUGIA, PALAZZO BALDESCHI – CORSO VANNUCCI, 66

ORARI DI APERTURAOPENING HOURSMartedì-venerdì: 15.00-19.30; sabato e domenica: 11-19.30. Tuesday-Friday: 15.00-19.30; saturday and sunday: 11.00-19.30.

BIGLIETTI – Intero 6 euro; ridotto 4 euro (gruppi con più di 10 persone; over 65; studenti con più di 18 anni). Ingresso gratuito per studenti fino a 18 anni. E’ possibile effettuare prenotazioni collegandosi all’indirizzo midaticket.it.

INFO E PRENOTAZIONI: palazzobaldeschi@fondazionecariperugiaarte.it

CONVENZIONE PARCHEGGI – Per i visitatori è stata attivata una convenzione con la Saba-Sipa per il parcheggio di Piazza Partigiani che permette di avere una tariffa scontata per le prime due ore di sosta. Per informazioni rivolgersi alla biglietteria della mostra.

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    –  Chi utilizzerà il treno per visitare la mostra potrà acquistare il biglietto di ingresso al prezzo ridotto di 4 euro anziché al prezzo intero di 6 euro.  Per ottenere lo sconto è sufficiente esibire alla biglietteria della mostra il biglietto del treno con destinazione Perugia, valido per lo stesso giorno della visita alla manifestazione o fino al terzo giorno precedente, oppure l’abbonamento regionale Trenitalia con origine e/o destinazione una qualunque stazione dell’Umbria, in corso di validità, o la smart card aziendale rilasciata ai dipendenti Trenitalia e loro familiari. Sempre su presentazione di questi titoli si potrà beneficiare di uno sconto del 30% sull’acquisto del catalogo in mostra.

bu–  Chi utilizzerà ‘autobus per recarsi a visitare la mostra potrà acquistare il biglietto di ingresso al prezzo ridotto di 4 euro anziché al prezzo intero di 6 euro.  Per ottenere lo sconto è sufficiente esibire alla biglietteria della mostra: biglietto autobus urbano ed extraurbano e biglietto ferroviario Busitalia, convalidato il giorno della visita alla manifestazione; abbonamento autobus urbano ed extraurbano e abbonamento ferroviario Busitalia in corso di validità, con scadenza verificabile dalla ricevuta cartacea allegata alla smart card; tesserino di riconoscimento quale dipendente Busitalia. Sempre presentando il biglietto Busitalia, si potrà beneficiare di uno sconto del 30% sull’acquisto del catalogo in mostra.

 

L’ESPOSIZIONE – THE EXPOSITION

PERUGIA – Nelle sale di Palazzo Baldeschi, nel cuore di Perugia, sono state riunite 100 opere, tra dipinti e sculture, attraverso le quali si potrà verificare la pluralità degli orientamenti che stanno alla base del fenomeno del collezionismo bancario. Si tratta di un patrimonio ampio che, per la varietà della sua composizione e per la sua stratificazione temporale, può essere considerato il volto storico e culturale dei diversi territori della nostra penisola. Il progetto, voluto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e organizzato dalla Fondazione CariPerugia Arte, è nato con l’obiettivo di valorizzare un patrimonio artistico diffuso e in parte nascosto in occasione dei 25 anni dalla nascita delle Fondazioni di origine bancaria, da sempre impegnate nella salvaguardia e nella promozione dell’arte. Cento opere, da Giotto, l’artista che ha rinnovato la pittura, così come Dante, suo contemporaneo, è ritenuto il “Padre” della lingua italiana, a Giorgio Morandi che, guidato da una sorvegliatissima coscienza formale, fu capace di infondere una solennità pacata e austera ai semplici oggetti del quotidiano.

Ad accogliere i visitatori è Vittorio Sgarbi che spiega le ragioni che lo hanno portato a concepire il percorso della mostra Da Giotto a Morandi. Tesori d’arte di Fondazioni e Banche italiane. Sono due i video – uno proiettato in una sala al piano terra del palazzo, l’altro prima dell’ingresso in mostra – in cui il curatore ribadisce che: “Siamo di fronte ad un patrimonio di circa 13 mila opere, un tesoro straordinario dal quale abbiamo selezionato alcuni capolavori con l’obbiettivo di creare un temporaneo e magnifico museo parallelo”.

In the rooms of Palazzo Baldeschi, in the centre of Perugia, one hundred pieces of art have been collected, among paintings and sculptures, which testifies the plurality of orientations at the base of the history of bank collections. It is a huge heritage, variously composed for its chronological stratification, which could be considered the historical-cultural face of different regions of Italy. The project is fostered by the “Cassa di Risparmio” Foundation of Perugia and organized by “CariPerugia Arte” Foundation. It was born with the objective to promote the artistic heritage, wide and partially hide in occasion of the 25 years old since the birth of Foundation of banking origin, as they always acted in Art safeguard and promotion. Hundred masterpieces, from Giotto –the artist who renewed painting as well as Dante, from the same epoch, is considered the “Father” of Italian language- to Giorgio Morandi who achieved in impressing a quiet and stern solemnity to the simple objects of daily life. Vittorio Sgarbi is glad to welcome the visitors, explaining the reasons because he conceived the pathway of the exhibition From Giotto to Morandi. Art Treasures of Italian Foundations and Banks. Two are the videos – one showed at the grounfloor, the other just before the exhibition entrance – where the curator restates, “We are in front of a heritage that counts around 13 thousand pieces of art, an extraordinary treasure, from which we selected some masterpieces with the objective to create a temporary and magnificent parallel museum”.

I SALA – 1ST ROOM

La mostra si apre con un prezioso tondo con San Francesco d’Assisi di Giotto, realizzato circa un decennio dopo gli affreschi della Cappella degli Scrovegni, seguito dai fondi oro di Barnaba da Modena, del Maestro del San Paolo Perkins e di Beato Angelico, considerato uno dei padri del Rinascimento. Seguono le opere di Matteo Civitali, Matteo da Gualdo, Perugino, Pinturicchio (queste ultime tre di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia), Dosso Dossi, Filippo da Verona e Domenico Brusasorci. In questa prima sezione si alternano la pittura pre-rinascimentale e quella rinascimentale, testimoniata non solo da maestri umbri riconosciuti come Perugino e Pintoricchio, ma anche da chi, come Matteo da Gualdo, ha interpretato in modo personale le direttrici dell’arte quattro e cinquecentesca, definendo così un’iconografia inusuale, quasi fuori dal tempo. Il fondo dorato, la ieraticità dei personaggi e la prospettiva appena accennata ricordano le opere tardo-gotiche di ispirazione bizantina piuttosto che quelle più propriamente rinascimentali. Definito dalla critica novecentesca come un “bislacco Modigliani della provincia quattrocentesca”, Matteo da Gualdo si inserisce in un contesto molto più ampio dove le influenze maggiori provengono dall’Urbe. Di due decenni più tardi è il Sapiente con il Libro di Dosso Dossi, che rientra nella serie di decorazioni profane che il pittore ha eseguito per la famiglia d’Este. La poderosa figura in primo piano, identificabile con l’allegoria della Grammatica o della Retorica, ricorda sicuramente le possenti figure degli Ignudi della Cappella Sistina, dipinta da Michelangelo solo dieci anni prima.

The exhibition opens with a precious tondo with San Francesco d’Assisi by Giotto, realized a decade after the frescos in the Cappella degli Scrovegni. The gold fondos of Barnaba da Modena, Maestro del San Paolo Perkins and Beato Angelico follow, the last one considered one of the fathers of Renaissance. Then, there are the works of Matteo Civitali, Matteo da Gualdo, Perugino, Pinturicchio (the last three properties of “Cassa di Risparmio” Foundation of Perugia), Dosso Dossi, Filippo da Verona and Domenico Brusasorci. In this first section, there is an alternation od pre-Renaissance and Renaissance painting, testified not only by the Umbrian notable masters like Perugino and Pintoricchio, but also by whom has interpreted in a personal view the artistic trends of 15th – 16th centuries, defining an unusual iconography, almost out of time, like Matteo da Gualdo. The gold fondo, the hieratic characters and the lightly hinted perspective remind the Late-Gothic works of byzantine inspiration, rather than the proper pieces of Renaissance. Defined by 20th century critic as an “eccentric Modigliani of the 15th century’s province”, Matteo da Gualdo inserts himself in a wider context where most of the influences come from Roma. Two decades later appears the Wise and the Book by Dosso Dossi, which is part of the profane decorations that the painter realized for the Este family. The powerful figure in foreground is identifiable with the Allegory of Grammar or of Rhetoric and he surely reminds the strong figures of Ignudi of Cappella Sistina, frescoed by Michelangelo just ten years before.

II SALA – 2ST ROOM
Spiccano nella sala le pale d’altare di Camillo Procaccini e Giovanni Francesco Guerrieri da Fossombrone, erede quest’ultimo di un caravaggismo maturato dalle esperienze del classicismo di matrice emiliana e romana. Accanto si nota la seducente Onfale di Ludovico Carracci, che risente degli influssi di Parmigianino e di Correggio. Insieme ai cugini Annibale e Agostino, nel 1582 Ludovico fondò a Bologna l’Accademia dei Desiderosi, tramutata poi nell’Accademia degli Incamminati, che operò una vera e propria rivoluzione artistica a favore di un naturalismo che mirava alla chiarezza delle immagini sacre e all’umanizzazione dei soggetti, in regola con i dettami della Controriforma. Erede della scuola bolognese è Giovanni Lanfranco, che nell’opera qui esposta, Episodio della vita di Alessandro, riesce a risolvere la complessità del tema distribuendo le figure su diversi livelli e snodando il flusso degli armati in una spazialità di ispirazione barocca. Esempio di un manierismo più estremo è la Deposizione di Ferraù Fenzoni, artista proveniente da Faenza che opera a Roma, Perugia, Foligno e Todi, dove licenzia gli affreschi del Duomo. Completano la sala un limpido ritratto di Scipione Pulzone, abile ritrattista la cui esecuzione minuziosa dei particolari porterà i suoi biografi a lodare tale diligenza, e una colorata Resurrezione di Lazzaro di Palma il Giovane, erede della pittura veneziana, il quale non rimane però indifferente alla lezione di Michelangelo, soprattutto nella figura in basso a sinistra che ricorda le statue delle tombe medicee.

Stand out in the room the altarpieces of Camillo Procaccini and Giovanni Francesco Guerrieri  da Fossombrone: the latter was heir of Caravagesque style, fully grown through the experiences of Emilia, and Roman classicism. Close to him, we can observe the enticing Omphale by Ludovico Carracci, who feels the influences coming from Parmigianino and Correggio. Together with his cousins, Annibale and Agostino, in 1582, Ludovico founded the “Accademia dei Desiderosi” in Bologna, turned into the “Accademia degli Incamminati”, which operated a true artistic revolution in favour of a naturalism that aimed to the clarity of sacred images and to the humanization of subjects, in agreement with the Counter-Reformation principles. Heir of the Bologna’s school is Giovanni Lanfranco, who achieved to solve, in the masterpiece here exhibited, Episode of the Life of Alexander, the complexity of argument, allocating the figures in different levels and unknotting the flow of soldiers in a setting of baroque inspiration. Model of an extreme Mannerism is the Deposition by Ferraù Fenzoni, artist coming from Faenza but operating in Roma, Perugia, Foligno and Todi, where realized the frescos of the Cathedral. To conclude this room, a limpid portrait of Scipione Pulzone, expert portraitist characterized by a thoroughly execution of details, that will induce his biographers to laud such a diligence. Moreover, a colourful Resurrection of Lazarus by Palma il Giovane (“the Young”), heir of the Venetian painting, who does not stay indifferent to  the lesson of Michelangelo, mostly in the figure down to left, which reminds the statues of Medici tombs.

 

III SALA – 3ST ROOM

Sono qui raccolte le opere di maestri del primo Seicento influenzati dalla rivoluzionaria pittura di Caravaggio. In ordine di tempo troviamo il Maestro della Flagellazione di Cesena, Antiveduto Gramatica, con la rappresentazione di Giuditta e l’ancella. Qui l’eroina biblica brandisce ancora la spada e indica la strada alla serva dall’espressione assente e forse incerta. La testa di Oloferne si intravede pallida sotto il panno posto a copertura del cesto, dal quale grondano alcune gocce di sangue. L’opera successiva è la Presentazione al tempio di Rutilio Manetti, autore senese strettamente legato ai dettami della pittura caravaggesca, qui evidentemente riflessi nell’uso della luce naturalistica e violenta, e in un plasticismo delle forme molto accentuato. Si prosegue con le opere di Simon Vouet, Guido Cagnacci, Pietro Novelli e Giovanni Battista Caracciolo, detto il Battistello. In Caracciolo l’intento caravaggesco si manifesta nella verità dei gesti e degli affetti, e nell’essenzialità della rappresentazione, calata nella concretezza del quotidiano. Il tenero abbraccio simboleggia un legame profondo e reciproco e, soprattutto, la virtù di un uomo giusto, che ha scelto di essere padre di un figlio non suo nella carne. Ne deriva un’immagine potente, di suggestiva bellezza, tra le più poetiche mai concepite dal grande maestro napoletano. Chiudono la sala i capolavori di Giovan Battista Beinaschi, pittore ‘tenebrista’ attivo tra Roma e Napoli, e Cecco Bravo, uno dei maestri più inquieti e bizzarri del seicento fiorentino.

Here, pieces of art by masters of the beginning of 17th century, influenced by the revolutionary Caravaggio’s painting, are collected. In a chronological order, we can find the Maestro della Flagellazione from Cesena and Antiveduto Gramatica, with the representation of Judith and the Maidservant. Here, the biblical heroine still brandishes the sword and points the way to the
servant connoted by an absent and unsure expression. The head of Holofernes appears under the basket cloth, from which some blood drops drip. The Procession to the temple by Rutilio Manetti follows, the artist from Siena, tightly bound to the principles of the Caravagesque painting style that are here evidently reflected both in the use of naturalistic and violent and in the volumetric shapes painstaking hinted. We continue with the works of Simon Vouet, Guido Cagnacci, Pietro Novelli and Giovanni Battista Caracciolo, called il Battistello. In Caracciolo, the Caravagesque influence expresses itself in the true of gesture and affection and in the essentiality of the representation, lowered into the pragmatism of daily life. The sweet hug symbolizes a mutual and deep bound and, mostly, the virtue of a right man, who choose to be father for a child who was not his biological son. Hence, the painting becomes a powerful and beautiful image, among the most poetic ones realized by the Neapolitan artist. The masterpieces of Giovan Battista Beinaschi – “murky” painter operating between Roma and Napoli – and of Cecco Bravo, one of the most troubled and eccentric masters of the Florentine 17th century.

IV SALA – 4ST ROOM

Entrando nella Sala delle Muse, decorata da Mariano Piervittori nella metà del XIX secolo e divenuta fiore all’occhiello di Palazzo Baldeschi, troviamo due dolci Madonne con il Bambino di Simone Cantarini, opere più fedeli al caravaggismo che al linguaggio classicista del maestro Guido Reni. Di quest’ultimo, massimo esponente dell’ideale classico seicentesco, si può notare una delle sue opere più tarde, la Lucrezia preordina il suicidio, nella quale la donna lentamente raggiunge con la destra il pugnale, mentre con la sinistra sposta il drappo dalla spalla presentandosi in una nudità stoica. Seguono il Cristo e la samaritana del Guercino il quale, pur ricercando l’idealizzazione, non percorre mai i sentieri della raffinata astrazione esplorati da Guido Reni, ma rimane saldamente ancorato al nostro mondo reale. Proseguendo incontriamo il Salvator mundi di Elisabetta Sirani, e la Sacra famiglia di Gian Domenico Cerrini, pittore barocco molto richiesto dai committenti dell’epoca quanto dimenticato dalla storiografia successiva, al quale la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia ha dedicato una mostra monografica nel 2006. Nella parete contigua si può notare il Vecchio con bottiglia da pellegrino e globo di Pietro Bellotti e l’Allegoria del tempo e della verità di Pietro Liberi. Quest’ultima opera appartiene alla maturità del pittore padovano, allievo del Padovanino, e si caratterizza, oltre che per un uso classico dei toni e dei colori, da alcune linee di forza che conducono al nucleo centrale della composizione, rappresentato dall’intreccio di braccia tra il Tempo e la Verità. Nel busto della piccola statua color oro, stretta nella mano sinistra della donna, si può leggere la firma dell’autore “P. LIBE”.

Getting into the “Sala delle Muse” (“Hall of the Muses”), decorated by Mariano Piervittori in the mid of 19th century and become the flagship of Palazzo Baldeschi, we found two gentle Virgin Mary with the Child by Simone Cantarini: they are more faithful to the Caravagesque rather than to the classicistic language of Guido Reni. Belonging to the latter, the best exponent of the 17th century classicistic ideals, we can observe one of the latest works, the Lucrece premises to kill herself, where the woman slowly reaches the dagger with the right hand, meanwhile with the left, she moves the cloth by the shoulder, exhibiting herself in stoic nudity. Then, the Jesus Christ and the Samaritan Woman by Guercino follow: notwithstanding he is searching the idealization, the painter never walk through the trail of refined abstraction explored by Guido Reni, but he prefers to stay anchored to the real world. Continuing the visit, we encounter the Salvator Mundi by Elisabetta Sirani and the Holy Family by Gian Domenico Cerrini, baroque painter so much required by costumers of that time as forgotten by later historiography, to whom the “Cassa di Risparmio” Foundation of Perugia dedicated a monographic exhibition in 2006. On the adjacent wall, there is the Elder with Pilgrim’s Bottle and Globe by Pietro Bellotti and the Allegory of Time and Truth by Pietro Liberi. This last work belongs to the late career of the painter from Padova, pupil of Padovanino: it is characterized by some force lines that lead to the central nucleus of composition, depicted in the bind of arms of Time ant Truth, as well as by classic usage of tones and colours. On the chest of the golden statuette, held in the left hand by the woman, we can read the author’s signature “P. LIBE”.

V SALA – 5ST ROOM

Entrando nella sala si notano le opere di Mattia Preti e Luca Giordano, due dei maggiori interpreti della pittura barocca napoletana. Il Preti, soprannominato il Cavalier Calabrese in ragione della sua origine, riesce a rielaborare in maniera personale tutte le influenze artistiche acquisite durante la sua carriera, definendo un linguaggio impetuoso e fortemente drammatico. Le peculiarità del Cristo e la Samaritana sono la tavolozza preziosa e intensa, e la luce splendente che rende il tono latteo dell’incarnato della donna.Lungo la stessa parete si possono ammirare i due dipinti di Luca Giordano, Le nozze di Cana e la Fucina di Vulcano. Il primo è di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e l’altro della Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano. In entrambe le opere emerge netta e precisa una spazialità infinita e mai indefinita, incastonate in una evidente capacità di tenere insieme Ribera, Caravaggio, Tiziano, Tintoretto e il Veronese in una sintesi linguistica maturata in anni di ricerca e studio. Alla parete opposta le opere classiciste dei bolognesi Carlo Cignani e Marcantonio Franceschini, rispettivamente maestro e allievo. Accanto troviamo Pietro Balestra, rappresentante del rococò veneziano ed europeo.

Getting into the room, we can observe the works of Mattia Preti and Luca Giordano, two of the best painters of the Neapolitan baroque painting. Preti, called il Cavalier Calabrese (“the Calabrian Knight”) by virtue of his origins. He re-elaborates in a personal way the artistic knowledge he acquired in his career, defining a wild and intensely dramatic language. The peculiarities of Jesus Christ and the Samaritan Woman are precious and intense colours and the shining light for the milky skin of the woman.  Along the same wall, we can admire the two paintings of Luca Giordano, The Wedding at Cana and the Forge of Vulcan. The first one belongs to the “Cassa di Risparmio” Foundation of Perugia and the second one to the “Cassa di Risparmio” Foundation of Fabriano. In both of the works emerges an infinite and never indefinite airiness, able to keep together in a linguistic synthesis –accrued after studying for years- Ribera, Caravaggio, Tiziano, Tintoretto and il Veronese. On the opposite wall, there are the classicistic pieces of art of the painters from Bologna, Carlo Cingani and Marcantonio Franceschini, respectively master and pupil. Close we find Antonio Balestra, representative for the Venetian and European Rococo.

 

SPAZIO IMMERSIVO – IMMERSIVE ROOM
La sala ospita un video che presenta alcune tra le 13 mila opere catalogate in R’Accolte, la banca dati online realizzata dall’Acri, Associazione Fondazioni che ha concesso il suo patrocinio insieme a Regione Umbria e Comune di Perugia.

The room hosts a video that presents some of the 13 thousand pieces of art catalogued in R’Accolte, the online database created by “Acri, Associazione Fondazioni” that granted the patronage together with “Regione Umbria” and “Comune di Perugia”.

VI SALA – 6ST ROOM

Il Salone degli stemmi raccoglie capolavori realizzati tra il Settecento e la metà del Novecento, da Gaspar van Wittel a Giorgio Morandi. L’avvincente percorso offre al visitatore un’ampia panoramica sui soggetti affrontati dagli artisti nel XVIII secolo, dal tema sacro (Nicola Grassi, Gaetano Gandolfi, Giacomo Zampa), al ritratto (Pompeo Batoni, Angelica Kauffmann), dal capriccio e la veduta (Gherardo e Giuseppe Poli, Gaspar van Wittel, Bernardo Bellotto) alla natura morta (Cristoforo Munari, Giuseppe Artioli, Carlo Magini) e la scena di genere (Giovanni Domenico Lombardi, Gaspare Traversi). L’Ottocento è rappresentato dalle opere di Giovanni Carnevali detto il Piccio, Giovanni Fattori, Giuseppe De Nittis, Giovanni Boldini, Giuseppe Pellizza da Volpedo. Il Novecento si apre con Angelo Morbelli, seguito da Medardo Rosso, Giuseppe Biasi, Vincenzo Gemito, Adolfo Wild, Scipione, Felice Carena, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi. Il percorso si conclude con due splendidi gessi di Quirino Ruggeri, un dipinto del 1934 di Carlo Carrà e due tele dedicate al paesaggio.

The “Salone degli Stemmi” (“Big Hall of Emblems”) collects masterpieces realized between the 18th and the second half of 20th centuries, from Gaspar van Wittel to Giorgio Morandi. The absorbing path offers to the visitors a wide view upon the subjects dealt by the artists with during the 18th century, from holy theme (Gherardo and Giuseppe Poli, Gaspar van Wittel, Bernardo Bellotto) to still life (Cristoforo Munari, Giuseppe Artioli, Carlo Magini) and genre painting (Giovanni Domenico Lombardi, Gaspare Traversi). The 19th century is represented by the works of Giovanni Carnevali called il Piccio, Giovanni Fattori, Giuseppe De Nittis, Giovanni Boldini and Giuseppe Pellizza da Volpedo. The 20th century opens with Angelo Morbelli, followed by Medardo Rosso, Giuseppe Biasi, Vincenzo Gemito, Adolfo Wild, Scipione, Felice Carena, Filippo de Pisis and Giorgio Morandi. The route closes with two marvellous gypsums by Quirino Ruggeri, a painting of Carlo Carrà dated to 1954 and two canvases dedicated to the Umbrian landscape by Gerardo Dottori.

Mostre ed Eventi