La lunga storia dei dinosauri è in mostra a Gubbio

GUBBIO – E’ stata inaugurata sabato 28 febbraio presso il  complesso monastico di San Benedetto la mostra “Dinosauri a Gubbio – Sulle tracce dell’estinzione”,  organizzata dal Comune di Gubbio e da Gubbio Cultura e Multiservizi, con la collaborazione del GAL Alta Umbria.  Si tratta del primo evento realizzato nel complesso benedettino olivetano appena ristrutturato grazie a un finanziamento “Otto per Mille” della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

La mostra resterà aperta fino al 17 maggio e poi, di nuovo e ininterrottamente, dal 15 settembre 2015 al 1°luglio 2016.

Gli esemplari dei fossili di dinosauri esposti permettono di osservare le caratteristiche morfologiche a grandezza naturale, gli ambienti e gli stili di vita di questi animali che dominarono la superficie terrestre per oltre 180 milioni di anni.

I fossili esposti provengono per la gran parte dal Sud America e dalla Patagonia in particolare. Era questa una delle regioni privilegiate dai dinosauri, dove erano particolarmente sviluppate le foreste di conifere e di alberi molto grandi come le araucarie. La mostra è allestita in maniera tale da dare una panoramica sull’evoluzione dei dinosauri partendo dai più antichi conosciuti, come i piccoli Eoraptor Lunensis che vivevano in Sud America già 225 milioni di anni fa o le uova di dinosauri con nidi di piccoli Mussaurus Patagonicus che vivevano alla fine del Trias, circa 200 milioni di anni fa.

Uno degli esemplari principali che caratterizzeranno la mostra è lo scheletro completo di un Giganotosaurus Carolinii, un dinosauro lungo circa 15 metri e pesante otto tonnellate, che dominava le pianure patagoniche all’inizio del Cretaceo (circa 100 milioni di anni fa), un carnivoro più grande del più noto Tyrannosaurus Rex. Quest’ultimo viveva nelle regioni del nord America e non sembra che Giganotosaurus carolini e T-Rex si siano mai incontrati. Un altro grande esemplare esposto è il Rebbachisaurus Tessonei, un erbivoro lungo oltre 17 metri e pesante oltre 10 tonnellate che popolava le sterminate foreste patagoniche alla fine del periodo Cretaceo. Questo erbivoro, molto probabilmente, è parente di un altro genere simile trovato in Marocco: questa sarebbe un’ulteriore conferma della teoria della tettonica a zolle in quanto, nel Cretaceo inferiore (120 milioni di anni fa), non si era ancora formato l’Oceano Atlantico centrale e Africa e Sud-America sarebbero state collegate via terra. Nello stomaco di questi dinosauri erbivori sono stati trovati frammenti di pietre (gastroliti) che venivano utilizzate nelle fasi digestive dei vegetali, lo stesso processo che oggi avviene in molti uccelli erbivori, lontani parenti dei dinosauri. Molto interessante è lo scheletro del grande Megaraptor Namunhuaiquii, un carnivoro con zampe gigantesche munite di artigli lunghi anche 46 centimetri e che venivano utilizzati come coltelli per infierire sulle prede. Un altro importante dinosauro carnivoro esposto è il Carnotaurus Sastrei, lungo 8 metri e del peso di una tonnellata, dotato di due corna frontali nel cranio che gli conferiva un aspetto veramente terrificante. Infine lo scheletro completo di un Tuaranginsaurus Cabazai, un plesiosauro marino lungo 2,7 metri che viveva nei mari dell’emisfero australe; non può essere considerato un dinosauro, ma un rettile marino coevo dei dinosauri.

Questi e tanti altri esemplari, insieme a femori, vertebre e crani di diversi altri dinosauri, e accanto a ricostruzioni originali degli ambienti e delle forme di questi animali nei vari stadi evolutivi, sono esposti nella mostra. Il percorso museale ed espositivo realizzato si collega alla vicina Gola del Bottaccione in un facile itinerario, fruibile da tutti, che include anche la stessa città di Gubbio. La mostra e gli itinerari a essa collegati permettono a singoli, gruppi, famiglie e scuole di conoscere, a diversi livelli di approfondimento, una parte importante della storia della vita sulla terra.

Dopo l’inaugurazione dello scorso 28 febbraio e resterà visitabile fino al 17 Maggio 2015 e, in una seconda tranche, dal 15 settembre 2015 al 1° luglio 2016, all’interno dell’antico monastero di San Benedetto. Il complesso benedettino olivetano trecentesco è situato proprio all’inizio della Gola del Bottaccione, la fenditura rocciosa fra i contrafforti appenninici che custodisce il segreto della scomparsa dei dinosauri, avvenuta 65 milioni di anni fa. Proprio qui, alle porte della medievale città di Gubbio, il fisico statunitense e premio Nobel Luis Álvarez e suo figlio Walter, archeologo e geologo, a partire dagli anni Settanta, studiano le rocce che rivelano la concentrazione di Iridio, elemento molto raro nella crosta terrestre e più abbondante nei meteoriti, perciò di origine extra-terrestre. Grazie alle ricerche realizzate in vent’anni nella Gola del Bottaccione, dunque, gli Álvarez trovano tutte le conferme alla loro teoria sull’estinzione dei giganteschi dominatori del pianeta terra, causata dalla collisione del nostro pianeta con un asteroide di grandi dimensioni. Questi animali stupefacenti torneranno a impressionare ed emozionare adulti e bambini intorno a quello che dal 2009 è il laboratorio multimediale “Gola del Bottaccione – Archivio della Terra”, lo spazio che – insieme alla Gola stessa – rappresenta il legame tra Gubbio e i dinosauri.

 

Orario di apertura :
tutti i giorni dal lunedì al venerdì 10.00 – 13.00 / 15.00-18.00
sabato e domenica orario continuato 10.00 – 19.00
Biglietti:
interi € 8,00
ridotti € 5,00 ( soci TCI, FAI, Archeoclub, dai 7 ai 25 anni, ultrasessantenni, gruppi sopra le 15 unità.)
ridotti scuole € 4,00
gratuiti bambini/e sino a 6 anni

 

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