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PERUGIA – Prosegue il viaggio della mostra fotografica itinerante Conoscere e amare l’Italia: le trasformazioni del Paese attraverso le fotografie di Renato Bazzoni, padre del FAI, che raccoglie gli scatti dell’architetto milanese e ripercorre le tappe del suo impegno civile per la tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale italiano a partire dagli anni Cinquanta. Dopo il successo dei primi quattro allestimenti alla Cavallerizza di Milano, al Teatrino di Vetriano a Vetriano di Pescaglia, Lucca, al Teatro Ariston di Sanremo e al Palazzo Coelli di Orvieto, l’esposizione, organizzata dal FAI – Fondo Ambiente Italiano con il fondamentale sostegno degli Amici del FAI, arriva a Perugia, a Palazzo Baldeschi, proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, che ha collaborato e contribuito alla realizzazione dell’iniziativa. La mostra sarà visitabile dal 27 febbraio al 25 aprile 2016, dal martedì al giovedì dalle 15 alle 19 e dal venerdì a domenica dalle 11 alle 19.

Architetto nella Milano della ricostruzione e del boom economico, Renato Bazzoni progettò edifici industriali e alberghieri, abitazioni e ospedali, ma la sua passione fu da sempre l’architettura rurale – “creata dalla gente dei campi, delle montagne, delle coste” come amava definirla – che lo portò in giro per l’Italia alla ricerca di testimonianze di un mondo che andava scomparendo. In questo viaggio nell’Italia minore Bazzoni si affida alla macchina fotografica per registrare, descrivere e interpretare le grandi trasformazioni del Paese, quando da agricolo divenne industriale e postindustriale.

Curata da Alberto Saibene, la mostra è divisa in sei sezioni – a ciascuna corrisponde un monitor su cui scorrono le immagini fotografiche – e comprende circa 300 scatti, parte di un corpus di quasi 30.000 foto, donato al FAI dalla signora Carla Bazzoni, moglie di Renato.

La prima sezione è dedicata all’Architettura spontanea o rustica, frutto delle ricognizioni di Bazzoni nei primi anni Cinquanta alla scoperta di un’Italia “minuta” e produttiva – dalle fattorie fortificate medievali ai primi esempi di edilizia industriale ottocentesca.

Le alluvioni di Firenze e di gran parte del Veneto nel 1966 stimolarono il lavoro di indagine che confluì nella mostra Italia da salvare, curata nel 1967 da Italia Nostra e Touring Club: il progetto, che per la prima volta ha posto l’opinione pubblica di fronte ai disastri del dissesto ambientale, ha visto la partecipazione di Bazzoni come primo motore della mostra e coordinatore della ricerca iconografica. La storia di questo evento costituisce la seconda sezione.

La terza affronta invece il tema del fragile habitat di Venezia e della “bellezza accattivante e splendente, direi sfacciata” della Laguna, che Bazzoni considerava non sufficientemente salvaguardata. Le fotografie della quarta sezione, dal titolo Tutti al mare, sono scatti aerei che testimoniano gli scempi edilizi nelle zone costiere nel periodo del boom economico e della nascita del turismo di massa. Una visione in chiaroscuro, tra il documento, la divulgazione e la denuncia, che precede le ultime due sezioni: Nel solco di Romolo: leggere il territorio – la storia dell’uomo attraverso il paesaggio, che per Bazzoni era “un corpo vivo che traduce in forme i contenuti delle civiltà che vi si svolgono” – e Dolce Umbria, scatti degli anni Settanta che ritraggono una regione in bilico tra passato rurale e segnali di modernità. Così la superstrada che solca la valle del Tevere collega rapidamente la regione, ma è anche il vettore dei primi disordini urbanistici. Le nuove villette che crescono al margine dei centri storici “sporcano” il paesaggio, ma assicurano benessere a una regione che comincia ad assistere al ritorno di chi era emigrato.

Le foto di Renato Bazzoni sono la preziosa testimonianza di un’Italia che stava cambiando vorticosamente e in modo irreversibile: le coste e i centri storici venivano aggrediti e il paesaggio rurale andava spogliandosi – sostiene Alberto Saibene, curatore della mostra – visitare questa esposizione significa comprendere che c’è ancora molta Italia bellissima e poco conosciuta da salvare, da difendere e da scoprire.

E’ per noi un onore – afferma Carlo Colaiacovo, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia – poter collaborare con il FAI che da oltre quarant’anni è impegnato nella salvaguardia e nella valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale del nostro paese. Arte, ambiente e territorio, talvolta sottovalutate, possono rappresentare il vero motore culturale per lo sviluppo.

Durante la mostra il FAI promuove l’iniziativa “Tu, come la vedi?” per condividere l’Italia che gli italiani amano e quella che non vorrebbero vedere. Sarà infatti possibile inviare attraverso il sito www.mostrabazzoni.it gli scatti che raccontano l’Italia che emoziona, che piace o quella che rattrista, dimenticata e umiliata, affinché la mostra sia aperta a tutti. A tutti coloro che vogliono combattere il degrado, che si indignano e che riconoscono l’importanza della bellezza. Le persone che Bazzoni definiva “italiani vivi”. Le foto andranno inviate specificando “L’Italia che amo” per gli scatti che emozionano positivamente o “L’Italia che non vorrei vedere” per tutti gli altri: il FAI le pubblicherà nella gallery del sito della mostra.

Renato Bazzoni è morto improvvisamente il 9 dicembre 1996, nel pieno delle sue battaglie, lasciando un testamento morale che il FAI ha fatto proprio negli anni. Renato Bazzoni è stato un grande italiano e il FAI, anche in occasione dei quarant’anni d’attività della Fondazione (1975-2015), intende con questa mostra ricordare e omaggiare uno dei suoi fondatori. Questa testimonianza si pone in continuità con la pubblicazione della raccolta degli scritti di Bazzoni Tutta questa bellezza (Rizzoli, 2014).

La mostra è organizzata con il fondamentale contributo e sostegno degli Amici del FAI.

Aperta dal 27 febbraio al 25 aprile 2016, dal martedì al giovedì dalle 15 alle 19 e dal venerdì alla  domenica dalle 11 alle 19.

Per ulteriori informazioni: tel. 075/5734760; palazzobaldeschi@fondazionecariperugiaarte.it

tel. 075/5724563; info@fondazionecariperugiaarte.it; www.fondazionecariperugiaarte.it

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Simonetta Biagioni – stampa – 02.467615219; s.biagioni@fondoambiente.it

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