“Congiure e complotti. Da Machiavelli a Beppe Grillo”, tra storia e immaginario il libro di Campi e Varasano

DEF locandina Congiure e complotti

Il volume è stato presentato mercoledì 27 aprile presso la sede della Fondazione Cassa di risparmio di Perugia

PERUGIA – Mercoledì 27 aprile, alle ore 17.30, presso la sala delle Colonne della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia (Palazzo Graziani, corso Vannucci, 47), si è tenuta la presentazione del volume “Congiure e complotti. Da Machiavelli a Beppe Grillo”. Il volume, a cura di Alessandro Campi e Leonardo Varasano (editore Rubbettino), è un articolato viaggio tra storia delle idee e storia politica che spazia dall’arte della congiura all’immaginario complottista. Vecchio di secoli, capace di aggiornarsi in continuazione, esso si alimenta di alcuni temi o motivi ricorrenti: le tenebre che avvolgono l’operato di sette o società segrete intenzionate ad imporre il loro dominio sul mondo; il gusto per l’orrido, il ripugnante e l’occulto che si ritrova in ogni cultura popolare; il senso di angoscia che colpisce gli uomini dinnanzi ai cambiamenti storici troppo bruschi e il loro bisogno di un capro espiatorio al quale addossare le colpe; l’ossessione del nemico che pervade le società nel momento in cui esse entrano in crisi o in fibrillazione.

La tesi degli autori è che tra i termini congiura e complotto, spesso utilizzati come sinonimi, esiste una differenza fondamentale. Differenza che si può riassumere in questa formula: le congiure esistono e sono reali, anche se spesso falliscono. I complotti invece sono delle fantasie letterarie, delle costruzioni fantastiche che non rispondono a nulla di reale.

La mentalità complottista – che è quell’atteggiamento mentale secondo il quale la realtà che si ci presenta dinnanzi agli occhi è sempre, per definizione, falsa o artefatta – secondo una tesi condivisa da molti studiosi, è una delle forme culturali più diffuse nelle nostre società, a partire da quelle più avanzate. Colpisce, ad esempio, il fatto che proprio gli Stati Uniti siano il Paese dove circolano teorie complottiste di ogni tipo.  La visione complottista della storia e della politica, come viene spiegato nel libro, affonda nel corso dei secoli,  ma è soprattutto nell’età contemporanea che essa è dilagata a livello di massa, anche grazie alla capacità moltiplicatrice offerta dalla rete e della comunicazione digitale. Si tratta di una mentalità che da un lato invita, anche giustamente, ad avere un atteggiamento critico nei confronti del potere. Ma che dall’altro rischia di risolversi in un atteggiamento segnato dalla paranoia e dalla mania di persecuzione. E dal convincimento che il potere, qualunque potere, in quanto tale sia qualcosa di sporco, di opaco, di oscuro.

Naturalmente, criticare questo modo di pensare non vuol dire trascurare il fatto che nella storia (a partire da quella italiana) ci siano pagine misteriose ed episodi poco chiari. Il problema è quando dall’esistenza di una verità parziale o insoddisfacente arriviamo alla conclusione che dietro ciò che non sappiamo ci sia qualcuno che ha ordito una trama segreta per chissà quali fini indicibili.

Quello che si ricava dal libro è che il complottismo, quando non è semplicemente una forma di credulità popolare, è una cultura del sospetto permanente che rischia di minare alla base la convivenza democratica.

All’incontro, presieduto dal Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia Carlo Colaiacovo ed introdotto dal direttore del Dipartimento di Scienze politiche Ambrogio Santambrogio, sono intervenuti, tra gli altri, Giovanni Belardelli, Fausto Cardella e Giovanni Sabbatucci, due importanti storici e un alto magistrato (attuale Procuratore generale della Repubblica a Perugia) che si sono soffermati sul dilagare della mentalità complottista nella politica contemporanea, delle origini storico-culturali del cospirazionismo e di come le congiure spesso falliscono, come diceva Machiavelli, ma talvolta riescono.

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