Sgarbi visita la casa-museo Marabottini: “Questo se lo vendete lo compro”

Il critico d’arte ha visitato per 4 ore i nuovi spazi di Palazzo Baldeschi, a Perugia,  che ospitano oltre 700 opere della collezione dello studioso fiorentino lasciate alla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. 

PERUGIA – E’ arrivato nel tardo pomeriggio avvolto in un cappotto-mantella nero. In una forma smagliante che sembra aver cancellato ogni traccia del malore che lo ha colto lo scorso dicembre, si è trattenuto a Palazzo Baldeschi per ben 4 ore, fino alle 23. Ormai assiduo frequentatore dell’Umbria, dopo una tappa a Gualdo Tadino Vittorio Sgarbi non ha mancato di visitare il nuovo Museo che ospita la Collezione Marabottini aperto lo scorso 20 dicembre a Perugia dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. Il critico d’arte, che conosceva Alessandro Marabottini, ha ricordato di averlo visto per l’ultima volta nel 2004, alla mostra sul Perugino.

Inutile dire che Vittorio Sgarbi non si è limitato ad osservare in silenzio la collezione di oltre 700 opere che occupa due piani di Palazzo Baldeschi. Colpito da un percorso espositivo impostato con particolare perizia e caratterizzato da un allestimento curato in ogni dettaglio che ha portato anche alla riproduzione fedele di alcuni ambienti del Palazzo fiorentino dove ha vissuto Marabottini, Sgarbi ha subito cominciato a snocciolare nomi ed autori delle opere che man mano gli scorrevano sotto gli occhi. Ha apprezzando in particolar modo “Il Narciso” di Pierfrancesco Mola, il dipinto preferito dal collezionista fiorentino e il “Riposo nella fuga in Egitto” di Giovanni Andrea Donducci, detto il Mastelletta, opera peraltro protagonista di uno dei numerosi scritti che, sorretti dalla sua grande passione di studioso, l’eclettico collezionista fiorentino ha dedicato all’arte.

Ma il pezzo prediletto dal critico d’arte ferrarese durante la sua visita agli spazi espositivi è stato senz’altro “Venere ritrova Adone morto”, dipinto collocato all’ingresso principale del percorso divenuto oggetto di una proposta d’acquisto: “Se lo vendete lo compro”, ha esclamato Sgarbi.

E non sarebbe stato Vittorio Sgarbi se non avesse trovato almeno qualche neo. Ecco dunque, che non si è trattenuto dallo spostare un quadro ritenuto “magnifico”, la “Natura morta” del Maggini, da una parete che, a suo parere, non gli rendeva giustizia ad un’altra che invece lo valorizzava al meglio.

Il Museo, allestito a distanza di tre anni dalla morte di Alessandro Marabottini, avvenuta nel 2012, è frutto di un lascito alla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia della collezione raccolta nell’arco di una vita dal collezionista e studioso fiorentino, che ha voluto così mettere a disposizione dei visitatori e, soprattutto, degli studenti, un patrimonio culturale che comprende dipinti, sculture, grafiche, miniature e oggetti di arte applicata, in prevalenza databili tra il XVI e il XX secolo.

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